mercoledì 18 aprile 2012

Visita al Museo della Civiltà Romana [recensione]


Ci giunge la recensione di un militante di azionepuntozero alla visita. Un contributo alla comprensione del valore dell’”eternità di Roma” e dell’importanza della condivisione comunitaria delle esperienze. Il Confronto con se stessi, con gli altri e con i fondamenti della nostra civiltà consente di affinare l’idea della identità e delle radici profonde della nostra cultura. In questi tempi di crisi, ultimo baluardo contro la barbarie.

Ore 9 del mattino, incontro alla "postazione del camerata" a Santa Marinella, la comunità si mette in marcia verso Roma, appuntamento ore 10,00 per la visita guidata al museo della civiltà romana. E' sabato e il tempo non promette niente di buono, mentre ci avviciniamo alla zona E.U.R. 42 di Roma si notano i palazzi in  costruzione, palazzi moderni, grattacieli di specchi che nulla trasmettono all'animo umano. Giunti finalmente in via della civiltà romana, si staglia innanzi ai nostri occhi un edificio immenso, quadrato, adornato di colonne. La bellezza e la potenza di Roma irrompono nei cuori! Le possenti colonne bianche attraverso cui si raggiunge l'ingresso, trasmettono un senso di forza ed eternità, fanno pensare a un qualcosa  che dura nel tempo, attraversa lo spazio, così come il mito di Roma, che riviviamo quest'oggi e che non si spegnerà mai. L'edificio che ospita il museo e trasmette elevata bellezza, non è moderno, nemmeno antico, è stato costruito durante il ventennio fascista, così come l'intero quartiere che lo circonda - eppure ci avevano detto che il fascismo aveva fatto solo danni in Italia! Un quartiere residenziale come quello dell'Eur, con il verde non adibito all'edilizia selvaggia, con edifici in marmo, carichi di splendore, costruito e progettato dall’ingegno del popolo italiano ormai circa 80 anni fa, riesce ancora oggi a trasmettere fierezza, orgoglio, bellezza... non certo come i grattacieli squallidi e i centri commerciali che si affacciano  intorno alla zona, ai quali venti anni di fiducia strutturale sembrano anche troppi e che trasmettono solo tanta tristezza. Tornando alla nostra giornata, ci avviciniamo all'ingresso, dove troviamo ad attenderci i ragazzi di Raido, dobbiamo a loro i ringraziamenti per avere organizzato questa visita nel migliore dei modi. Il nostro Cicerone attraverso il mito di Roma sarà nientemeno che il Prof. Mario Polia (chi non lo conosce vada ad informarsi on line) incredibile oratore che con le sue spiegazioni riesce a toccare le corde dell'animo e a trasmettere sensazioni che difficilmente si riescono a spiegare. La visita inizia quasi puntualmente, dopo le 10, per un primo gruppo di persone (il nostro), ed alle ore 12 per il secondo gruppo. Si parte con il mito di Enea, Polia ci descrive la figura di Enea che fugge da Troia con indosso l' armatura, il figlio Ascanio per mano, il padre Anchise in spalla, portando con sé gli Dei e la moglie. Enea che porta con sè le sue radici, che pensa al suo futuro, non dimenticando il presente e dando fondamentale importanza al culto religioso. Enea figlio di Venere dea dell'amore, non di quello coi cuoricini ma del vero Amore, per l’universo  e la volontà divina, Enea dalla quale discende Rea Silva, che insieme al dio Marte, dio della guerra e della fertilità da alla luce Romolo e Remo. Romolo che traccia il solco attraverso il rito sacro, fonda Roma ed accende il fuoco sacro ed eterno di Vesta. Roma quindi che viene fondata per mano dell'uomo ma per volere degli Dei, Roma che trasmetterà il mito eterno, Roma che sarà luce e faro di civiltà per il mondo. Il Prof. Polia ci illustra i riti sacri che venivano fatti dai vincitori, i riti che venivano fatti nel tempio di Vesta nel quale veniva ricoperto un ruolo fondamentale dalla donna romana. Cionondimeno i Riti che si svolgevano nel Pantheon. Ancora il l’eccellente guida, ci porta alla riscoperta del vero significato di Roma, dell'esempio della civiltà romana, del mito attraverso il tempo. Con parole semplici che arrivano dritte al cuore, quel cuore nel quale rimane acceso un fuoco che non dobbiamo far spegnere e che dobbiamo alimentare. Un fuoco eterno così come il fuoco di Vesta, che ci tiene vivi e ci lega sempre più, quel fuoco che consolida la parola data e la fedeltà.  La giornata vana e piovosa, non è stata vana, è stata utile per alimentare quella fiamma profonda, con cui alimentiamo il nostro fuoco e quello del camerata in difficoltà che possiamo trovare al nostro fianco, oggi e per l'eternità. Nel concludere ringraziamo i ragazzi di Raido che hanno organizzato la giornata, il prof. Polia che ci ha istruiti togliendo spazio a sè per donarlo a noi e i ragazzi del nis che altrettanto si sono impegnati per la riuscita della manifestazione.


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